Perché alle zebre non viene l’ulcera? Spunti di riflessione per una professione veterinaria resiliente.

Quando si parla di stress nella professione medico veterinaria, purtroppo, non si sta parlando di nulla di nuovo. É ormai noto che quella del medico veterinario è una professione spesso esposta ad elevati livelli di stress lavoro-correlato.

In generale, lo stress sul lavoro è un’aspetto che accumuna un pò tutte le professioni sanitarie. Come riportato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità “La letteratura scientifica dedicata allo stress lavoro-correlato ha ampiamente confermato come il settore sanitario sia di per sé caratterizzato dalla presenza di fattori di rischio psicosociale”.

Ovviamente tutti sappiamo l’impatto negativo dello stress cronico sulla nostra salute e su quella degli animali. Per questo motivo siamo spesso portati a pensare allo stress come qualcosa di problematico, dimenticandoci  che, in realtà, si tratta di un processo fisiologico necessario per vivere.

Lo spiega bene il famoso neurobiologo Robert Sapolsky nel suo libro Perché alle zebre non viene l’ulcera, nel quale scrive “Per gli animali come la zebra, gli eventi più scombussolanti della vita sono le crisi fisiche acute: immaginate che un leone vi è appena balzato addosso squarciandovi lo stomaco, ma siete riusciti a scappare e adesso passerete la prossima ora tentando di sfuggire al suo inseguimento.

O, un’altro scenario altrettanto interessante: pensate di essere il leone, mezzo morto di fame, a cui tocca correre a tutta velocità per la savana e buttarsi su qualcosa da mangiare se vuole sopravvivere.

Questi sono eventi altamente stressanti e richiedono adeguamenti fisiologici immediati per garantire la sopravvivenza. Le risposte del corpo sono brillantemente adatte a gestire simili emergenze

Che siate la zebra che corre per poter vivere o il leone che scatta per poter mangiare, i meccanismi fisiologici di risposta del vostro corpo sono perfetti per gestire simili emergenze fisiche a breve termine.

Per la stragrande maggioranza degli animali del pianeta lo stress è una crisi a breve termine, dopodiché o finisce lo stress o è la fine per loro”.

Quindi, sia nelle persone che negli animali, lo stress è una risposta fisiologica che, nel corso dell’evoluzione, si è sviluppata per rilevare velocemente le emergenze e le minacce fisiche nel presente, e fronteggiarle in modo funzionale durante un tempo limitato, attraverso una risposta  di lotta, fuga o immobilità.

Quindi, perchè alla zebra non viene l’ulcera?

Proprio perchè negli animali in natura l’attivazione emotiva e la scarica somatica alla base dell’alterazione funzionale dello stomaco, non viene sostenuta nel tempo, ma è semplicemente legata a un’emergenza momentanea.

Ovviamente, la situazione è spesso diversa negli animali domestici che non vivono liberi in natura, ma che dipendono dalle scelte e dalla gestione da parte dei loro proprietari. Come nel caso di cani e gatti che vivono in piccoli appartamenti, e le cui necessità non vengono gestite in modo adeguato, dove lo stress può diventare cronico e generare molti disturbi e quadri clinici patologici.

E come viviamo invece lo stress noi esseri umani?

Nelle persone i meccanismi fisiologici alla base dello stress sono gli stessi di quelli presenti negli altri animali. La differenza tra noi e gli altri animali sta nel fatto che per noi lo stress rischia di diventare particolarmente frequente e prolungato nel tempo, semplicemente a causa del funzionamento della nostra mente umana: una mente sempre piena di pensieri, di immaginazione, e sempre più accelerata e capace di trasformare lo stress, da processo fisiologico salutare, in un fenomeno patologico molto pericoloso.

Riferendosi all’essere umano Sapolsky dice “noi umani siamo più facilmente vittime di un’ulcera rispetto alle zebre.. A prescindere da quanto poco andiamo d’accordo con un famigliare o da quanto ci infuriamo se qualcuno ci ruba il parcheggio, di rado regoliamo questo genere di situazioni con i pugni. Allo stesso modo, è raro vederci costretti a cacciare e abbattere di persona la nostra cena. Essenzialmente noi esseri umani viviamo abbastanza bene e abbastanza a lungo, e siamo abbastanza intelligenti da generare qualsiasi tipo di eventi stressanti puramente nella nostra testa.. Visto dalla prospettiva dell’evoluzione del regno animale, lo stress psicologico prolungato è un’invenzione recente, in buona parte limitata agli uomini e ad altri primati sociali. Noi siamo in grado di provare fortissime emozioni (che comportano sconvolgimenti nel corpo) legate a semplici pensieri.. Quando ce ne stiamo con le mani in mano a preoccuparci di situazioni stressanti attiviamo le stesse risposte fisiologiche, le quali si rivelano però potenzialmente disastrose se provocate in maniera cronica. Numerose prove suggeriscono che le malattie da stress insorgono, nella maggior parte dei casi, perché troppo spesso mettiamo in moto un sistema fisiologico che si è sviluppato per rispondere a emergenze fisiche acute, ma che noi attiviamo per lunghi periodi con le nostre continue preoccupazioni per l’ipoteca, i rapporti sociali e le promozioni.. Lo stress può farci ammalare, e nella medicina una svolta cruciale è stato il riconoscere che molte delle dannose malattie da accumulazione lenta possono essere causate o peggiorate dallo stress..”.

Per noi persone ad essere dannoso non è lo stress in sé, ma la relazione disfunzionale che troppo spesso istauriamo con questo processo naturale, attivandolo in continuazione e per tempi lunghissimi.

In altre parole, parlare degli effetti dello stress sull’organismo è un pò come parlare degli effetti di un farmaco che, dipendendo dalla dose, può curare o uccidere.

Riferimenti

Sapolsky, Robert M. Why Zebras Don’t Get Ulcers. New York :Owl Book/Henry Holt and Co., 2004.

Selye (1974) had already emphasized that physiological stress can have negative

and harmful (“distress”) or positive and beneficial effects (“eustress”).

Whether individuals perceive their condition as distress or eustress depends on how they subjectively evaluate this condition (Selye).

Brüne, M. (2016). Textbook of Evolutionary Psychiatry & Psychosomatic Medicine. The Origin of Psychopathology. Second Edition. Oxford: Oxford University Press

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